Antico Cafè Ruschena


Antico Cafè Ruschena nasce nel 1938 grazie a Carlo Ruschena, nello storico Palazzo Blumenstihl eretto nel 1880, con il nome di Gran Caffè Esperia. Il Caffè si propone come uno dei più eleganti e raffinati luoghi di ricevimento della capitale, frequentato dalle più grandi celebrità del mondo dell’arte come Fellini, i Mastroianni, Sordi. Il 1 giugno 2014 l’Antico Cafè Ruschena ha riaperto, recuperando il nome originale, per organizzare eventi culturali, mondani e di vita quotidiana.

Eleganza, tradizione ed amore: queste le parole chiave che riassumono il menù quotidiano dell’Antico Cafè Ruschena. Raffinatezza e qualità espresse in ogni forma. Alta pasticceria, squisita gelateria, encomiabile caffetteria, ricercata e ricca cucina, assortita carta dei vini, sofisticatezza nei drinks e negli aperitivi.

Antico Cafè Ruschena organizza eventi di arte, musica, costume, moda, intrattenimento, celebrazione, ricorrenza. Il bellissimo ed ampio spazio superiore, con vista sul Tevere, offre un’ampia scelta di allestimento per meeting di lavoro, congressi, feste ed eventi di diverso genere: dotato di tutti i comfort e tecnologie avanzate (proiettore, schermo e wifi gratuito) può ospitare fino a 70 persone.

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Antico Cafè Ruschena
Lungotevere dei Mellini, 1
Roma, 00193
Italia

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Un commento su “Antico Cafè Ruschena

  • Stefano Matteucci

    Dopo anni, questa mattina sono rientrato in questo locale per un aperitivo con i miei genitori (84 e 88 anni), particolarmente affezionati al “gran caffè Esperia” in quanto vi organizzarono il rinfresco matrimoniale (1957) e vi hanno ordinato sempre i “catering” per le feste in casa.
    Ci è capitato di attendere i “salatini” di accompagno per tempi difficilmente compatibili con la durata media della vita umana, ma abbiamo pazientato senza protestare, districandoci tra rimasugli vari lasciati sul bancone. Purtroppo ho osato mettere la bocca sul mio bicchiere prima che fossero pronti e di arrivare alla fine, visto il tempo necessario. La cosa deve aver veramente infastidito il cameriere, perché ha cominciato a parlarmi dietro. Ero così esterrefatto che mi sono voltato a vedere se si riferisse a qualcun altro. Alla fine, ho capito che voleva attaccare briga e me ne sono andato senza proferire verbo. Si è fermato mio padre che lo ha rimesso a posto signorilmente, da par suo.
    Questo episodio rende a mio avviso conto del declino di questo locale, ormai nulla più di una pretenziosa tavola calda per gli uffici del circondario. La pasticceria, ospitata da un sontuoso bancone, come ai tempi del Sig, Carlo (Ruschena) era piena di dolci ma vuota di clienti, circostanza che parla da sola. Il personale appare molto demotivato e stanco, il che non depone a favore della capacità gestionale di chi ha rilevato l’esercizio, tanto che viene in mente la classica battuta della palla sbagliata sul campo da tennis: chiamati a lavorare di fino, mostravano le loro umili origini.